lunedì, Giugno 15, 2026
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Ricordando il Cardinale Edoardo Menichelli

Ricordo di don EDOARDO
pastore, guida e amico dei Medici Cattolici

 

Commemorare il Cardinale Edoardo Menichelli significa, per me e per noi medici cattolici italiani, ricordare anzitutto un uomo di Dio autentico, un pastore capace di coniugare teologia e spiritualità, ma anche e soprattutto la concretezza pastorale ed una straordinaria umanità.
E sono quindi particolarmente lieto ed onorato di poterlo fare questa sera accanto al Presidente Ojetti, al Past-President Boscia ed al nostro nuovo Assistente Cardinale Versaldi, che questa sera è qui con noi per ricordare il suo predecessore ed amico, avendo accettato di guidare l’AMCI in un nuovo cammino di fede e di testimonianza, sempre al servizio dei nostri ammalati e della Chiesa Cattolica.
Avevo avuto il privilegio di conoscere il Cardinale Menichelli nel 2012, appena dopo la sua nomina ad Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani. Ed era stato proprio lui a volermi incontrare, nella mia veste di Segretario Nazionale: proprio perché voleva conoscere meglio l’AMCI.
Devo riconoscere che, fin dal primo incontro mi colpirono il suo stile molto diretto, la schiettezza, la sua semplicità evangelica ed una rara capacità di mettere ogni interlocutore a proprio agio. Ed infatti, pur rivestendo incarichi di altissima responsabilità ecclesiale, amava presentarsi ed essere chiamato semplicemente come “don Edoardo”, quasi a voler ricordare a tutti che la missione sacerdotale ed il messaggio evangelico vengono prima di ogni titolo o incarico.
Nel suo ministero episcopale e cardinalizio ha sempre voluto rappresentare una Chiesa vicina alle persone; e soprattutto ai più bisognosi, agli ammalati, agli ultimi. E Papa Francesco, elevandolo alla dignità cardinalizia nel Concistoro del 14 febbraio 2015, volle riconoscere proprio questa sua testimonianza di pastore attento alle “periferie esistenziali”, capace di vivere il Vangelo nella concretezza della carità quotidiana.
Per noi Menichelli era molto più di un Assistente Ecclesiastico: è stato una guida spirituale autentica; ma era anche un uomo di grande cultura teologica e pastorale, e tuttavia non indulgeva mai a protagonismi: preferiva l’ascolto ai riflettori, il servizio al potere; come quando, nei nostri incontri, raccontava della sua infanzia e delle varie esperienze sacerdotali, con le tante difficoltà che aveva incontrato nella vita. E proprio per questa sua naturale e spontanea umanità riusciva sempre a conquistare la simpatia e l’affetto di tutti.
Nato a Serripola di San Severino Marche, ordinato sacerdote nel 1965, formatosi presso la Pontificia Università Lateranense, ha svolto per molti anni un prezioso servizio presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, dove aveva conosciuto ed apprezzato il Cardinale Versaldi; e da qui la loro amicizia.
Successivamente fu chiamato prima alla guida dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto e poi di quella di Ancona-Osimo, lasciando ovunque il ricordo di un vescovo vicino al clero, alle famiglie, ai malati ed alle persone più fragili.
E poi anche l’impegno nel delicato ambito della pastorale familiare, alla quale si dedicò a lungo, ed in cui Menichelli ha sempre dimostrato molta sensibilità umana, praticità ed equilibrio: qualità che portarono Papa Francesco a indicarlo come relatore e delegato nel Sinodo sulla Famiglia e per l’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” (2016).
Era anche dotato di una notevole e naturale capacità di ascoltare, capire, incoraggiare, infondere serenità, mediare e far sentire ogni persona accolta e valorizzata e così, nei momenti di dibattito e confronto tra di noi medici cattolici, ci richiamava spesso al dovere della comunione e della misericordia cristiana.
In occasione della sua nomina cardinalizia, il presidente Boscia ed i Medici Cattolici gli donarono un pastorale in ulivo con lo stemma dell’AMCI: un simbolo molto significativo, proprio perché, come un ulivo secolare, Menichelli è stato, per tutti noi, un segno di solidità, di pace, sapienza e fecondità spirituale.
La sua parola semplice, diretta ed incisiva sapeva toccare le nostre coscienze e riscaldare i nostri cuori, ricordandoci che la professione medica, vissuta nella luce del Vangelo, è soprattutto un servizio di amore e di misericordia verso ogni persona umana; e soprattutto per i più fragili e bisognosi.
E, ci chiedeva spesso di riflettere soprattutto sui tre aspetti, da lui stesso indicati come prioritari ed imprescindibili, per la nostra associazione:
1) identità, 2) formazione e 3) testimonianza.

Aspetti, che per Menichelli, erano indispensabili per essere dei testimoni autentici di quella “C” dell’AMCI, così come Lui amava sempre ricordarci: Cattolici, nell’esercizio della nostra professione!
Per tutti noi è stata quindi una vera benedizione ed un onore poter chiamare don Edoardo non solo guida e pastore, ma anche amico. E, nel ricordarlo, resta viva in noi la gratitudine per la sua testimonianza sacerdotale ed il dono della sua guida spirituale. Siamo peraltro certi che il suo ricordo ci sarà da stimolo, per proseguire, con la guida illuminata del card. Versaldi, il nostro impegno di Medici Cattolici, al servizio dell’uomo sofferente e del Vangelo.
Anche perché Menichelli, introducendo il Congresso Nazionale AMCI del 2021, così ci richiamava: “Spero siate tutti convinti che: solo se siamo noi stessi, sempre, nella verità e nella carità, possiamo offrire servizi di salute e di accompagnamento soddisfacente, a coloro che si presentano a noi. Questa identità ha un solido fondamento: si chiama fede. Non religione, fede. Ma anche un aggiornato obbligo di competenze.”
E a don Edoardo va quindi tutta la nostra riconoscenza, la nostra preghiera, ma anche il nostro affetto filiale, certi che rimarrà sempre nella storia dell’AMCI e nei nostri cuori!
E grazie ancora, caro don Edoardo, per il tuo affetto e per i preziosi doni spirituali e culturali che, con generosità e carisma, hai saputo sempre infondere a tutti noi medici cattolici.
“Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno.” (Ap. 21,4)

Loreto (AN), li 4 giugno 2026

Franco Balzaretti

 

 

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