martedì, Febbraio 10, 2026
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La rivoluzione rosa della sanità: le donne medico sono oggi la maggioranza tra i professionisti under 50

Dal convegno AMCI emerge la necessità di un nuovo modello organizzativo: flessibilità e medicina di genere sono le chiavi per valorizzare una presenza femminile ormai predominante.

 

Non è più solo una questione di numeri, ma di una vera e propria trasformazione culturale e scientifica. Il volto della sanità italiana sta cambiando rapidamente e il “fattore donna” è diventato il motore immobile del sistema. È quanto emerso dal convegno nazionale “Analisi e prospettive della presenza femminile in medicina”, organizzato dall’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) e fortemente voluto dal Presidente nazionale, il Professor Stefano Ojetti.

I numeri del sorpasso

I dati illustrati dal professor Ojetti non lasciano spazio a dubbi: se un secolo fa le donne medico erano mosche bianche, oggi rappresentano la maggioranza della forza attiva sotto i 70 anni. Il sorpasso è evidente soprattutto nelle nuove generazioni: il 60% dei medici under 50 è donna, con picchi significativi nella fascia 40-49 anni. “Sotto la mia presidenza – ha spiegato Ojetti – abbiamo creato una sezione dedicata specificamente alla riflessione su questa realtà, affidandola alla Prof.ssa Alessandra Fierabracci del Bambino Gesù. Vogliamo indagare lo straordinario contributo delle colleghe, ma anche analizzare le strategie per superare le difficoltà strutturali che ancora incontrano”.

Tra storia e futuro

L’incontro ha ripercorso le tracce di pioniere come Maria Montessori e Rita Levi Montalcini. Proprio il Premio Nobel, ricordata per la sua celebre frase “Le donne sono la colonna vertebrale della società“, scelse la via della scienza rinunciando al ruolo tradizionale di moglie e madre, evidenziando una dicotomia che ancora oggi, seppur in forme diverse, interroga la professione. La Prof.ssa Alessandra Fierabracci ha sottolineato come la gender equality sia oggi non solo un valore etico, ma un criterio di efficienza scientifica e sociale: “In Europa la parità è diventata un criterio di eleggibilità per la ricerca. Dobbiamo assicurare alla donna la possibilità di bilanciare l’impegno professionale con il suo ruolo cardine nella famiglia, senza che l’una escluda l’altra”.

Prof. Stefano Ojetti, Presidente AMCI (foto: Francesco Vitale)

La Medicina di Genere: cure “sartoriali”

Un punto focale del dibattito è stato il passaggio dalla medicina standardizzata a quella “di genere”. La dott.ssa Concetta Laurentaci, Presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico (AIDM), ha lanciato un allarme scientifico: “Ancora oggi troppi farmaci sono testati su modelli maschili standard di 70 chili, ignorando le differenze fisiologiche. Le donne vivono più a lungo, circa 4,5 anni più degli uomini, ma con maggiore disabilità funzionale”. In questo contesto, la sensibilità femminile diventa una risorsa clinica: le donne medico dedicano più tempo all’ascolto, trasformando la visita in un momento di accoglienza che spesso permette di intercettare segnali di fragilità o violenza domestica, come accade spesso in ambito odontoiatrico.

Innovazione e “indisciplina” della cura

Mariella Enoc, Past President del Bambino Gesù, ha portato la sua visione di manager: “Le donne sanno coniugare ricerca e letto del paziente meglio di chiunque altro. Sono le più “indisciplinate” nel rompere gli schemi burocratici: ignorano il timer dei 10 minuti a visita se il paziente ha bisogno di ascolto”. Un appello ripreso anche dalla Dott.ssa Barbara Passini (IFO Roma), che ha portato la sua testimonianza di “medico plurimamma”: “Ce la facciamo con determinazione, ma il sistema deve aiutarci. Il 75% delle gravidanze non prevede sostituzione, creando sensi di colpa e burnout. Sebbene la presenza femminile sia in crescita ovunque, anche in chirurgia, i problemi restano enormi: turni notturni, festività e straordinari pesano su un equilibrio già precario”. Passini ha sollevato il velo su temi spesso taciuti, come il mobbing e il senso di colpa: “Il 75% delle gravidanze non prevede una sostituzione; questo grava sui colleghi e genera in noi un malessere profondo. Quante volte siamo andate al lavoro lasciando i figli con la febbre? Spesso ci sentiamo “divise a metà”, strette in una circolarità ansiosa che non si ferma mai, nemmeno quando torniamo a casa. È necessario un cambio di passo: flessibilità organizzativa, asili nido nelle strutture e turni prevedibili sono l’unica via per ridurre il burnout e l’abbandono della professione”.

Mariella Enoc, Past President Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (foto: Francesco Vitale)

Le proposte per il futuro

Per evitare che la maternità sia vissuta come un limite o un rallentamento di carriera, dal convegno sono emerse proposte concrete per un nuovo modello organizzativo: flessibilità oraria e part-time personalizzati; servizi di supporto come asili nido interni alle strutture ospedaliere; congedi parentali equamente gestiti tra i generi; integrazione della medicina di genere nei piani di studio universitari. “La curiosità femminile è un valore che scopre nuove soluzioni”, ha concluso Mariella Enoc. L’obiettivo dell’AMCI resta chiaro: accompagnare le giovani che entrano in questa “nobile arte”, affinché possano essere medici d’eccellenza senza dover rinunciare alla propria identità di donne e di madri.