Un momento di confronto e di verifica del cammino associativo, ma anche un’occasione per ribadire la centralità della figura del medico cattolico all’interno di una sanità in continua evoluzione, spesso segnata da criticità strutturali e nuove sfide etiche. I delegati delle sezioni diocesane calabresi dell’Associazione Medici Cattolici Italiani si sono dati appuntamento a Pianopoli per tracciare il bilancio delle attività svolte e programmare il futuro prossimo, in un contesto che richiede sempre più competenza professionale e saldezza morale. Al centro dei lavori, che hanno visto la partecipazione dei vertici regionali e nazionali, non solo le questioni organizzative, ma una profonda riflessione sul ruolo di servizio verso i più fragili, sulla gestione delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e sul delicato tema del fine vita. L’incontro ha offerto lo spunto per analizzare le difficoltà specifiche del territorio calabrese, dai viaggi della speranza alle liste d’attesa, ribadendo l’impegno a costruire una società più giusta e solidale attraverso la testimonianza quotidiana della professione medica.
Il ruolo dell’AMCI e l’attività sul territorio
Sabato 31 gennaio si è tenuto a Pianopoli, nella sala convegni dell’Hotel 2000, l’incontro regionale delle sezioni calabresi dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI).
Nell’introdurre i lavori, Federico Bonacci, Presidente regionale uscente, ha ricordato gli scopi statutari dell’Associazione, che intende contribuire alla formazione dei medici in ambito spirituale, promuovendo gli studi di etica medica in aderenza al Magistero della Chiesa.
È altresì compito del medico cattolico porsi nei confronti del malato e dei suoi familiari con spirito di servizio, favorendo l’evangelizzazione del mondo sanitario in collaborazione con le altre istituzioni e associazioni di ispirazione cristiana.
Il dottor Bonacci ha relazionato sull’attività svolta nel secondo quadriennio di sua presidenza, ricordando i numerosi incontri regionali organizzati in tutta la Calabria, in accordo con le sezioni diocesane: Briatico, Pianopoli, Rossano, Squillace, Soriano, Bagnara, per incrementare il legame associativo e favorire il dialogo tra le varie realtà locali dell’AMCI.
Tale attività è culminata nell’organizzazione della conferenza organizzativa per il centro-sud, svoltasi a Paola nell’aprile 2024, in preparazione al Congresso di Ascoli Piceno, che ha visto la partecipazione di oltre cento medici, in rappresentanza di tutte le sezioni diocesane dell’Italia meridionale, nonché dei vertici istituzionali dell’associazione.
La spiritualità del servizio: “servi inutili” per amore
La meditazione è stata condotta da Don Antonio Martello, Assistente spirituale regionale, che si è soffermato sul brano del Vangelo di Luca dei “servi inutili” (Lc 17,7-10).
I “servi inutili” del brano evangelico sono coloro che, dopo aver fatto il proprio dovere con amore e gratuità, riconoscono di non aver fatto nulla di straordinario, ma solo ciò che erano tenuti a fare, senza aspettarsi ricompense.
Il termine greco “inutili” (acreioi) non significa inadeguati, ma “senza utilità propria” o “senza meriti”, sottolineando che il servizio reso a Dio è gratuito, il suo valore risiede nell’amore e nella dedizione, non nel risultato. La salvezza è un dono della grazia di Dio, non una nostra conquista.
Don Antonio ha esortato i medici presenti, dopo aver svolto il ruolo a ciascuno assegnato, a sentirsi “servi inutili”; assolto al proprio compito, comincia la vera missione, che è il rapportarsi non più con il lavoro, non più con il campo, ma con il padrone del campo.
Noi tutti siamo servi inutili, ma attenzione, non è detto che sia inutile il servizio, non è detto che sia inutile l’essere servo: il servizio è importante, mai inutile.
Allora essere “servi inutili” significa non attendersi premi, perché la ricompensa è nel servizio stesso. Tutti noi che siamo servi nel campo dell’esistenza, non siamo chiamati a raccogliere, ma a seminare; non ad arrivare ed attraccare la barca in porto, ma a partire a ogni alba, a seminare in ogni stagione.
Scienza, fede e le nuove frontiere della bioetica
Il consigliere nazionale AMCI, Roberto Zappone, ha trattato: “L’identità del medico cattolico di fronte alle sfide contemporanee”: il medico cattolico si trova davanti al compito non facile di coniugare Scienza e Fede: questo richiede una solida formazione spirituale ed un costante aggiornamento scientifico.
Egli è chiamato a mettere sempre al centro la persona, quindi non solo curare malattie, ma prendersi cura della persona malata nella sua interezza.
È innegabile che il rapporto medico paziente sia incrinato, deve essere ricostruito, coltivando operosità e mansuetudine, superando la burocrazia, divenuta ormai asfissiante e arginando in tal modo la violenza verso gli operatori sanitari.
Il dottor Zappone ha quindi affrontato il tema dell’intelligenza artificiale, la cui applicazione in medicina è da accogliere favorevolmente, ma va governata, per evitarne un uso distorto.
Il medico deve rimanere sempre il custode della relazione di cura, perché solo l’essere umano può integrare il vissuto del paziente, comprenderne la sofferenza e tutelarne la dignità.
È stato inoltre affrontato il tema del suicidio assistito: le questioni del fine vita, con la sofferenza legata alle malattie oncologiche e degenerative richiedono una delicatezza estrema. È un terreno sul quale il dolore fisico incontra la dignità umana e dove le convinzioni etiche si scontrano con la fragilità del corpo.
Il ruolo del medico deve essere però sempre quello di curare e non di procurare la morte del malato sofferente; certamente è necessario non abbandonare mai il paziente con la sua sofferenza, curare quando è possibile ed in ogni caso lenire le sofferenze con la terapia del dolore.
Alla sofferenza si può rispondere con le cure palliative, ma anche e soprattutto con l’accompagnamento e l’ascolto attivo, che permette al malato di non sentirsi solo.
Ogni vita umana ha la propria dignità anche nella sofferenza più profonda: introdurre il suicidio assistito significherebbe sancire il principio che esistono vite non più degne di essere vissute e si aprirebbe china pericolosa, con il rischio che la legalizzazione eutanasica, inizialmente limitata a casi terminali, possa estendersi progressivamente a situazioni meno gravi, includendo malattie croniche, disturbi psichiatrici o fragilità sociali.
Sanità in Calabria: tra criticità e bisogno di umanizzazione
Giovanna Tripodi, Consigliere Nazionale AMCI, nella sua relazione “La testimonianza del Medico Cattolico: un contributo per la costruzione di una società più giusta e solidale”, è partita dal Prologo del Vangelo di Giovanni, per delineare quale dovrebbe essere oggi l’identità del medico cattolico: testimone credibile del Vangelo.
Egli dovrebbe incarnare i valori cristiani nella professione, mostrando compassione, cura e rispetto per la vita umana, testimone autentico della Luce e dell’Amore di Dio per ogni uomo, ma soprattutto per i più fragili, i malati, gli “scartati” di Papa Francesco.
In un giusto equilibrio tra Scienza e Fede, supportato dalla preghiera costante, da una continua formazione spirituale, dalla capacità di ascolto e dal permanente studio e aggiornamento professionale, il medico cattolico dovrebbe riuscire da una parte ad offrire la sua vicinanza ad ogni persona che a lui si rivolge, in particolare i più deboli – malati, anziani, disabili, malati cronici, persone in difficoltà economiche e psicologiche – e dall’altra contribuire a rendere la società più giusta e solidale, costruendo condizioni migliori di accesso alla cura.
Quest’ultimo compito si richiede in modo particolare nella nostra Regione, la Calabria, dove tante sono le criticità del Sistema Sanitario Regionale; dalle lunghissime liste d’attesa che oltre ad essere un problema organizzativo diventano questione etica in quanto producono rinuncia alle cure, spesa privata obbligata e disuguaglianze d’accesso, alla mobilità sanitaria, i cosiddetti “viaggi della speranza”, che comportano grandi disagi economici e psicologici a tante famiglie del nostro territorio, alla sempre più crescente violenza contro gli operatori sanitari, segnale di un disagio di chi in situazioni di difficoltà non ottiene le risposte adeguate.
In questo contesto la testimonianza del medico cattolico calabrese si manifesta offrendo tre fedeltà: fedeltà alla persona (ogni paziente ha il Volto di Cristo), fedeltà alla professione (competenza e qualità dell’intervento) e fedeltà alla comunità (salute come bene comune e giustizia).
In conclusione, la dottoressa Tripodi ha auspicato che il servizio del medico cattolico possa essere per i fratelli malati e sofferenti un riflesso vero ed autentico di quella Luce che non abbandona mai nessuno.
Il rinnovo della guida regionale
Al termine di un dibattito partecipato, l’assemblea dei Presidenti delle sezioni diocesane, costituita da Aldo Foscaldi (Cassano allo Ionio), Marcello Filice (Cosenza), Ettore Greco (Lamezia Terme), Francesco Daffinà (Catanzaro), Mimmo Teti (Vibo Valentia), Salvatore Raso (Palmi) e Massimo Baccillieri (Reggio Calabria), ha chiesto a Federico Bonacci di restare alla guida dell’AMCI calabrese anche per l’anno sociale in corso, per consentire una riflessione approfondita nella scelta del nuovo Presidente regionale.












